Divieti, sbarre anticamper e multe: i comuni esagerano, ma noi camperisti siamo davvero senza colpa?
Dall’Articolo 185 del Codice della Strada ai comportamenti che rovinano la reputazione di tutti: perché vincere i ricorsi al TAR non basta più se non facciamo un esame di coscienza collettivo.

Arrivi dopo ore di guida in quel borgo collinare che sognavi di visitare da settimane. L’aria è fresca, il tramonto colora i tetti in cotto, intravedi un piazzale panoramico semivuoto… e poi la vedi: una sbarra di ferro verniciata a strisce bianche e rosse, alta due metri precisi.
Accanto, un cartello artigianale con il disegno stilizzato di un camper barrato di rosso.
In quel momento, a qualunque camperista si stringe lo stomaco. Scatta la rabbia per un divieto che sentiamo ingiusto, quasi una dichiarazione di ostilità preventiva verso chi viaggia su quattro ruote.
Da anni, sui forum e nei gruppi social, la reazione è corale e unanime: “È illegale!”, “I Comuni ci odiano!”, “Facciamo ricorso!”, “Non meritano i nostri soldi!”. Ed è vero: dal punto di vista normativo, la legge spesso e volentieri ci dà ragione.
Ma c’è una domanda scomoda che dobbiamo iniziare a farci, guardandoci dritti allo specchio: come siamo arrivati a questo punto? I Comuni si sono svegliati improvvisamente nemici del turismo all’aria aperta, o siamo stati noi a dare loro troppi alibi?
La legge parla chiaro: sostare non è campeggiare
Facciamo un attimo di chiarezza, spogliandoci per un istante dalle emozioni. In Italia il riferimento sacro è l’Articolo 185 del Codice della Strada.
La norma stabilisce un principio sacrosanto. L’autocaravan è un veicolo come gli altri, e se uno stallo di sosta non ha limiti di sagoma oggettivi, un camper può parcheggiare dove parcheggia un’utilitaria, purché:
- Poggi a terra esclusivamente con le quattro ruote (niente piedini di stazionamento, niente cunei livellatori).
- Non occupi la sede stradale oltre la propria sagoma (niente gradini aperti, finestre a compasso spalancate a bandiera, verande estese).
- Non produca deflussi o scarichi organici o di acque reflue.
Se vuoi il dettaglio completo caso per caso, qui trovi tutte le regole per parcheggiare il camper in Italia, ZTL comprese.
La giurisprudenza lo conferma, e con sempre maggiore frequenza. Il TAR Toscana, con la sentenza n. 921 del 26 maggio 2025, ha annullato l’ordinanza del Comune di Pisa che vietava la sosta agli autocaravan su tutto il litorale di Marina di Pisa, Tirrenia e Calambrone, giudicandola discriminatoria e priva di un’istruttoria adeguata. Non si tratta di un caso isolato: pronunce analoghe sono arrivate negli ultimi anni anche dai TAR di Trento, Cagliari e Sardegna, sempre nella stessa direzione: i divieti generalizzati rivolti ai soli camper, senza motivazioni tecniche concrete, non reggono in giudizio.
La legge ci tutela. Eppure, le sbarre aumentano ogni mese. Perché?
Il Far West della sosta libera: ciò che fingiamo di non vedere
Se la legge è dalla nostra parte, la realtà sul campo spesso racconta una storia diversa.
Basta fare un giro nei parcheggi costieri o nei pressi dei sentieri di montagna più famosi durante i weekend primaverili ed estivi per assistere a scene che poco hanno a che fare con la sosta tecnica, lo stesso confine sottile tra sosta e campeggio in spiaggia che manda in tilt ogni estate i camperisti sul litorale. Piazzali trasformati in campeggi abusivi a cielo aperto, con verande tirate fuori su asfalto pubblico, tavoli da picnic a occupare due posti auto, griglie accese a mezzo metro dalle case dei residenti. C’è poi la cultura dell’autosufficienza arrogante, l’idea distorta che siccome ho speso migliaia di euro per il mezzo e pago il bollo, posso piazzarmi dove voglio e come voglio. E l’inciviltà degli scarichi: dai serbatoi delle grigie lasciati gocciolare con noncuranza fino al tragico fenomeno dello svuotamento delle cassette nei tombini delle acque bianche o dietro le siepi.
Basta un singolo equipaggio maleducato per cancellare agli occhi di un sindaco o di una comunità locale il valore di cento camperisti corretti ed educati. Quando un abitante del posto si trova la vista oscurata da una veranda aperta per tre giorni davanti al proprio cancello, non chiama il TAR: chiama i vigili e chiede a gran voce la sbarra.
Da risorsa economica a “invasione”: il corto circuito con i piccoli borghi
Per anni abbiamo raccontato (a ragione) che il turismo itinerante è una risorsa straordinaria per i piccoli borghi, per le botteghe locali, per le trattorie fuori dalle rotte del turismo di massa.
Ma questo patto di fiducia rischia di rompersi se il territorio percepisce solo l’impatto e nessun beneficio. Se arriviamo con la cambusa piena dal supermercato di città, occupiamo tre posti auto gratuiti per 48 ore e ce ne andiamo lasciando solo sacchetti della spazzatura accanto ai cestini pubblici (pensati per i fazzoletti, non per i rifiuti domestici di una famiglia), che messaggio stiamo lasciando?
Il turismo all’aria aperta vive di reciprocità: accoglienza in cambio di rispetto e sostegno all’economia locale.

Il Manifesto del “Camperista Gentile”: 5 regole per riprenderci il rispetto
Non possiamo cambiare le ordinanze dei sindaci dall’oggi al domani, ma possiamo cambiare la narrazione attorno alla nostra community. Bastano poche regole di buon senso:
- In sosta libera, siamo ospiti invisibili. Le ruote toccano l’asfalto e basta. Tavoli, sedie e verande si aprono solo nei campeggi e nelle aree attrezzate.
- Supporto concreto ai territori che ci ospitano. Compriamo il pane nel forno del borgo, prendiamo un caffè al bar della piazza, ceniamo nella trattoria locale. Facciamo sentire la nostra presenza come un valore, non come un costo per la collettività.
- Impatto zero sui rifiuti. I cestini dei parchi non sono cassonetti per la nostra spazzatura. Se non ci sono cassonetti idonei, i rifiuti si tengono a bordo fino al primo punto di raccolta autorizzato.
- Discrezione e rispetto dello spazio altrui. Non accendere generatori rumorosi in prossimità di case o altri mezzi, non monopolizzare gli angoli più panoramici togliendo la vista a chi vive lì o passeggia.
- Autodisciplina ed educazione tra pari. Se vediamo un collega camperista che sversa acque reflue o esagera con l’occupazione di suolo pubblico, facciamoglielo notare con garbo. Voltarsi dall’altra parte significa essere complici del prossimo divieto.
La libertà non è fare ciò che si vuole: è saper dove fermarsi
Amiamo questo stile di vita perché ci regala la sensazione impagabile di poter svegliarci ogni giorno davanti a un orizzonte diverso. Ma la vera libertà del viaggio itinerante non risiede nel diritto di piazzare un tavolo dove ci pare: risiede nella capacità di fondersi con i luoghi senza lasciare traccia del proprio passaggio, se non un buon ricordo.
La battaglia contro le sbarre e le multe indiscriminate va combattuta nelle aule di tribunale e nei confronti con le amministrazioni. Ma la battaglia più importante si vince ogni giorno sulle nostre strade, con il rispetto e l’esempio.




